I viaggi nel tempo...

Zia Lidia!

Ve le ricordate le cartoline?


Dalle cartoline ai social media

Le vacanze di una volta

 

 

Se nel 2018 si parla di “viaggi” e non più di semplici vacanze, è perché negli ultim 40 anni le cose sono cambiate radicalmente.


L’aereo negli anni 80 era un lusso per pochi.

La prima volta che ne vidi uno fu sfogliando l’album di fotografie di Zia Lidia, rimasi incantata e fissai la fotografia per ore.

Cosa si provasse nel rimanere sospesa in aria, l’avevo sperimentato solo salendo sull’albero di cachi dell’orto di mia nonna... fu li, che collaudai il mio primo volo con un viaggio premio al pronto soccorso e 5 punti di sutura come souvenir.


L’estate, per noi bambini degli anni 70 aveva un altro sapore e la parola “vacanze” un altro significato: si andava a “prendere l’aria buona”, quella che ti permetteva di curare tutte le malattie. Avevi avuto la bronchite? Ti portavano al mare: iodio, sodio, fosforo... la nonna aveva la pressione bassa? Si partiva in montagna! Le vacanze di una volta non venivano fatte per scoprire nuovi mondi, ma erano un toccasana per la salute, una SPA all’aria aperta che ti rimetteva in sesto per tutto l’anno.

Come si viaggiava?

 


Noi, partivamo compatti con la Fiat 127 verde di mio zio, che per l’occasione prendeva due giorni di ferie e ci accompagnava a destinazione.

Il primo giorno serviva a caricare la macchina, si impacchettava tutto: lenzuola, asciugamani, pentole e portapacchi, ed il giorno seguente ci si metteva in viaggio già all’alba. Non c’era l’ansia della partenza, quella al massimo ti veniva se ti dimenticavi a casa la Moka, ma bisognava partire con il “fresco” ed evitare l’esodo, anche se il bollino nero era fisso e nessuna partenza poteva essere definita statisticamente “intelligente” fino al 15 settembre.


Nonostante le ore di coda nessuno si lamentava, il gps era la zia, che quella strada con le sue sessanta primavere l’aveva già fatta almeno una ventina di volte. In macchina si cantava a squarciagola con i finestrini aperti. Ripensandoci ora, credo che Pippo Baudo avesse scoperto più talenti in un sabato degli anni 80 ai semafori, che Maria De Filippi ad “Amici” nelle ultime 5 stagioni.

 

Qualche anno dopo, i viaggi iniziano a cambiare...


Ci si sposta di più, ma i soggiorni sono più brevi.

Ho circa 10 anni, quando mia madre organizza assieme ad un’amica, una vacanza a Firenze. Io vorrei andare al mare, e invece mi ritrovo al giardino di Boboli.
“Lo sai che qui venivano a passeggiare i Dei Médicis?”
Più che una vacanza sembra una lezione di storia, “impara l’arte e mettila da parte”.

 

All’hotel non si può uscire a giocare, e poi via, si cammina senza sosta fino a Ponte Vecchio... A Venezia ne ho già visti tanti di quei ponti “vecchi”; magari un giorno li butteranno giù e ne costruiranno di nuovi, di moderni, quelli li vorrei proprio vedere... anzi, se proprio vuoi viaggiare, la prossima volta andiamo a Brooklyn, li c’è un ponte favoloso... l’ho visto nelle cartine delle gomme americane!

 

Che barba il Brunelleschi, e pensare che in valigia ho messo il mio primo “bikini” non il solito costumino unisex verde. Quello dei costumi anni 80 è un trauma che mi porto ancora dentro... lo chiamavo effetto pidocchio a catena Amanda Lear. Spiego: Se negli anni 80 a scuola prendevi i pidocchi il metodo era radicale: ti rasavano i capelli. Io i pidocchi non li ho mai avuti, ma per mia nonna “prevenire era meglio che curare”, così l'anno precedente, mi ritrovai con un "taglio" talmente corto, che vista l’età ed il costumino verde, sembravo più Mario Giordano da piccolo che una bambina qualsiasi. Insomma, con quelle caratteristiche subivo l’effetto Amanda, nessuno alla prima occhiata, riusciva chiaramente a definire il sesso. Ecco perché il mio primo “triangolo” assunse un ruolo fondamentale in quella calda estate. Quel pezzetto di stoffa, a parer mio, avrebbe dovuto essere sancito dalla Convenzione dei diritti sull’infanzia, era la mia quota rosa nel mondo in cui mi affacciavo.


Le città d’arte per noi bambini, non erano di certo viaggi di piacere. Se Firenze per la sua bellezza, riusciva a far venire la pelle d’oca a mia madre, a me faceva accapponare la pelle... Non era l’itinerario delle opere di Giotto a spaventarmi, ma quello del mostro di Firenze, che in quegli anni mi faceva più paura dell’uomo nero che ti prendeva un mese intero.

 

Sono sempre stata consapevole di essere una “rompi”ma in quella settimana superai ogni limite mettendo mia mamma e la sua amica di fronte ad un dilemma Shakespeariano con un solo comune denominatore: farmi indossare il costume tanto agognato.
L’alternativa al buttarmi nell’Arno con una pietra al collo (ipotesi che scartarono immediatamente quando ricordai loro che, era proibito fare il bagno per almeno tre ore dopo l’ultimo pasto) fu quella di cedere e partire in Versilia...
Infilai il mio trofeo a bordo di una Renault 5 azzurra metallizzata. Piovve per tre giorni consecutivi. Scusa mamma... per farmi perdonare, negli ultimi anni ho visitato quasi tutte le città d’arte Europee!

Gli anni '90

 

 

Erano gli anni di Dolly e di Cioè, giornalini per adolescenti. Ci si trovava di tutto: da come limonare, al look da Paninaro. Ricordo che sfrangiai i pantaloni con le forbici, un paio di Cerutti 1881, mia nonna per poco non svenne. E poi c’era lui: un noto cantante degli anni '90. Il giornale scrisse che era nato a Boston invece qualche anno dopo, scopro che è di Bresso, ma l’America negli anni '90 fa fantasticare, e rende il personaggio più affascinante. La foto che lo ritrae abbronzatissimo è del 1987; la sua pelle scura, contrasta con la sabbia bianca e il mare turchese... non ho mai visto un azzurro così limpido; a Jesolo quando entri in acqua non ti vedi più i piedi. Lui lo dimentico in fretta ma continuo a sognare quell’oceano e le sue isole. Sogno che realizzerò molti anni dopo alle Maldive!

Stessa spiaggia stesso mare

 


È finita un’epoca, quella delle vacanze disastrose e ripetitive, è l’ultimo decennio senza internet, ed ecco la novità, si scopre lui: il tour operator!


Come dimenticare lo slogan di Alpitour: Turista fai da te? No Alpitour? Ahi ahi ahi...


Tutto sembra più facile, ci si affida ad un’agenzia, la meta in voga è il mar rosso ma il budget è tutt’altro che irrisorio. Credo che ci sia stato un "boom"di matrimoni in quegli anni solo per andare in viaggio di nozze a Charm el-Cheikh. I ragazzi partono ad Ibiza, colpa di Sandy Marton. Mia cugina va alle Maldive, ha una storia con un tizio che gioca nel Milan... pare che sia meraviglioso, non lui... viaggiare così lontano.

 

Nell'atollo, una bottiglia di acqua minerale costa 6.000 lire, la sabbia è bianca. Non si sa altro, scopri tutto in loco... non si sa ancora che esiste la pena di morte per i bambini, che i Maldiviani non possono fare il bagno in costume nelle loro isolette, che l’unico paradiso alle Maldive è quello che i turisti vedono. No... non si viaggia, si va semplicemente in vacanza, il resto conta poco.

Ed ora?

 

 

Ed eccoci qui... nell’era digitale, quella di internet, dei viaggi low-cost, dei check-in online, di TripAdvisor e dei blog...
Non si ricevono più le cartoline di una volta, si condividono scatti meravigliosi sui social... l’unica cosa che è rimasta uguale negli anni è la stessa raccomandazione: "chiama appena arrivi"!

 

Controllo il cellulare, metto il passaporto in tasca e sorrido. Penso a Zia Lidia, oggi ha 105 anni e la casa tappezzata di cartoline. Prima di chiudere la porta guardo la foto sul mobile: è la sua, quella accanto all’aereo, me l’ha regalata qualche anno fa. Oggi quando le telefono per salutarla continua a dirmi: "vai e divertiti, li fuori c’è un mondo intero pronto ad essere raccontato..."


Adesso sono io a farla sognare!